
Israele il Popolo Eletto-La comunità apostolica
di Fratello Yechezkel
La comunità apostolica è l’embrione del movimento allora conosciuto come “nazareni”, perché si riconoscevano come discepoli di Yeshua il Nazareno.
In realtà erano soprattutto discepoli dei suoi apostoli.
Questa assemblea giudeo-messianica oggi è denominata “chiesa primitiva”, ed i suoi aderenti sono chiamati “cristiani”, termini a loro completamente sconosciuti.
Infatti, secondo Atti 11:26, “fu in Antiochia che per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani”, e come si può intendere dal testo greco, furono denominati così non da sé stessi ma dagli altri, ed apparentemente in modo derisorio, come anche oggi certi gruppi sono identificati da altri da una loro caratteristica particolare, o perché seguono un pastore o capo carismatico, o da qualche altra nota distintiva.
Altrettanto la parola tradotta ʹchiesaʹ dovrebbe essere sostituita da un termine più corretto, che è “assemblea”, che corrisponde al termine greco ekklesía ed al ebraico ʹkahalʹ ‒ che è la stessa parola usata nelle Scritture Ebraiche ed è correttamente tradotta come “l’assemblea d’Israele” (kahal Yisrael).
Infatti, nelle vecchie versioni della Bibbia in italiano, così come in inglese ed altre lingue, in Atti 7:38 era scritto: «Questi è colui che nella “chiesa” del deserto fu con l’angelo che gli parlava sul monte Sinai, e con i nostri padri, e che ricevette rivelazioni viventi per darcele»; semplicemente perché la parola greca era stata sempre tradotta ʹchiesaʹ in tutto il Nuovo Testamento, doveva essere così anche in questo caso. Ovviamente, la “chiesa” nei tempi di Mosheh non esisteva, quindi le nuove versioni hanno sostituito il clamoroso errore con la parola adeguata, ovvero, assemblea (o congregazione, adunanza).
Quindi, in questo studio useremo i termini più appropriati quando si farà riferimento al periodo apostolico: ʹassembleaʹ anziché ʹchiesaʹ o ʹnazareniʹ o ʹmessianiciʹ, o ʹgiudeo-messianiciʹ anziché ʹcristianiʹ. Con i termini convenzionali (chiesa e cristiani), s’intenderà invece l’istituzione successiva che si contraddistingue per le notevoli diversità dottrinali da quella ch’era la comunità apostolica originale.
Tecnicamente, le Scritture del Patto Rinnovato incominciano con gli Atti degli Apostoli, in cui si racconta l’inizio di questa assemblea. Tuttavia, è opportuno ricordare che nessuno di questi credenti dell’era apostolica ha mai letto il Nuovo Testamento, il quale non faceva parte delle Scritture che loro leggevano ogni volta che si riunivano, ed il loro unico punto di riferimento come Parola ispirata era la Torah, i Profeti e gli Scritti, ovvero, quello che poi la chiesa ha denominato “Antico Testamento”.
Gli apostoli e, loro discepoli e successori non conoscevano una cosa tale come andare la domenica in chiesa ad ascoltare la lettura dell’Evangelo, ma continuavano ad essere dei Giudei che andavano il Shabat alla Sinagoga per ascoltare la lettura della Torah e dei Profeti e cantare dei Salmi all’Eterno Elohim d’Israele. La fede nel Messia non alterava minimamente la loro fedeltà al giudaismo, né aveva in alcun modo minimizzato la validità delle Scritture Ebraiche, le uniche che essi consideravano Parola dell’Eterno.
Un culto come quelli che svolgono la stragrande maggioranza dei cristiani oggi sarebbe per loro una stranissima forma di promiscuità religiosa in cui si leggono le Scritture ma si praticano dei costumi pagani mescolati con nuove leggi e regolamenti umani. Essi non predicavano l’Evangelo di Yohanan per convertire le persone, ma continuavano a dimostrare qual’era il piano d’Elohim per l’umanità ed annunciare la salvezza per grazia leggendo le Scritture Ebraiche. In altre parole, anche se il Nuovo Testamento non era ancora stato scritto, non era un problema per loro trasmettere il messaggio che Yeshua aveva loro commissionato. Certamente, nessuno si sarebbe mai permesso di dire «questo ormai non è più valido», perché la Parola dell’Eterno non ha scadenza di termini, né limiti nel tempo, né cambiamento di programma, ma è valida per sempre.
Infatti, il canone del Nuovo Testamento non fu definito se non circa un secolo dopo la nascita ufficiale dell’assemblea apostolica, la quale avvenne nella celebrazione di Shavuot (Pentecoste). Per un centinaio d’anni, l’unica “Bibbia” riconosciuta dai fedeli al Messia Yeshua erano le Scritture Ebraiche e gli Evangeli che erano già stati scritti. Le lettere sono state accettate ed aggiunte molto tempo dopo.
La versione più originale del Nuovo Testamento è quella in aramaico, chiamata ʹPeshittaʹ, in uso dalla Comunità Assira, che contiene i seguenti libri nell’ordine indicato:
1)
Evangelo di Mattai
Evangelo di Marqus
Evangelo di Luqa
Evangelo di Yukhanan
Atti degli Apostoli
2)
Lettera di Yakub (Giacomo)
Lettera di Ke’efa (1Pietro)
Lettera di Yukhanan (1Yohanan)
3) Lettere di Shaul:
Romani
1-2Corinzi
Galati
Efesî
Filippesi
Colossesi
1-2Tessalonicesi
1-2Timoteus
Titus
Filemon
4) Lettera agli Ebrei
Come si può notare, a differenza del Nuovo Testamento “greco”, non contiene 2 Kefa, Yehuda, 2 e 3 Yohanan e l’Apocalisse, scritti considerati apocrifi dagli Assiri.
La versione greca, considerata “originale” dalle chiese occidentali, ha un ordine diverso dei libri, collocando le lettere paoline subito dopo il libro degli Atti, seguite da quella intitolata “agli Ebrei” e poi dalle epistole degli apostoli, nel seguente ordine: Yakov, 1-2Kefa, 1-2-3Yohanan, Yehuda e l’Apocalisse.
In questo studio prenderemo considerazione di tutti i libri, compresi quelli non accettati nel canone aramaico –anche se con le dovute riserve perché, infatti, contengono un marcato riferimento a fonti apocrife–. L’ordine non è rilevante, tuttavia, per motivi pratici, conviene studiare il Nuovo Testamento per autori, come segue: (i libri indicati con un X corrispondono a quelli la cui canonicità è controversa)
1)
Evangelo di Matteo
Evangelo di Marco
Evangelo di Luca
Evangelo di Yohanan
Atti degli Apostoli
2)
Lettera agli Ebrei
Lettere Apostoliche:
Yakov (Giacomo)
1Shimon (1Pietro)
X 2Shimon (2Pietro)
X Yehuda (Giuda)
1Yohanan (1Giovanni)
X 2Yohanan (2Giovanni)
X 3Yohanan (3Giovanni)
3)
Lettere di Shaul:
Romani
1-2Corinzî (o 1 e 3 Corinzî)
Galati
Efesî
Filippesi
Colossesi
1-2Tessalonicesi
1-2Timoteo
Tito
Filemon
4)
X Apocalisse
Qui tuttavia seguiremo l’ordine tradizionale conosciuto nelle chiese occidentali, anche se non è puramente casuale che le lettere dette paoline siano state collocate immediatamente dopo gli Atti, lasciando al lettore le lettere generali per l’ultimo posto, nelle quali s’enfatizza principalmente l’ubbidienza alla Torah e molto di meno la “grazia” che viene attribuita alla predicazione di Saulo. Queste lettere, di fatto, non sono citate quasi mai nella maggioranza delle omelie cristiane.
Gli Evangeli sono già stati considerati nello studio sulla persona e l’insegnamento di Yeshua. Seguiremo con il libro degli Atti e poi con le lettere di Shaul, dette “paoline”, che sono in tutto tredici, di cui due ai Corinzi, due ai Tessalonicesi e due a Timoteo. Le epistole dirette ai Corinzi che noi conosciamo sono la prima e la terza, perché tra l’una e l’altra dev’esserci una seconda che è andata persa, e quindi quella che ci è arrivata come “seconda” è in realtà la terza.
C’è da chiedersi, come mai una lettera è Scrittura ispirata, l’altra no, poi quella successiva lo è di nuovo?
Oppure, se anche la seconda era ispirata, perché si è persa?
Sappiamo dall’epistola ai Colossesi (4:16) che anche una lettera diretta ai Laodicesi non ci è pervenuta.
In quanto all’autore della lettera senza destinatari, che poi si è deciso di intitolare genericamente “agli Ebrei”, per molto tempo si è ritenuto che sia stato Shaul di Tarso, detto Paolo, ma le evidenze interne sono decisamente contrarie a tale ipotesi; più avanti vedremo perché.
Grazie al cielo che c’è anche l’epistola di Yakov (chissà come è riuscita a passare la censura dei padri della chiesa?) la quale è stata accettata a malincuore da molti protestanti… Infine, le epistole di Shimon e quella di Yehuda sono molto somiglianti sia nella tematica che nello stile e sarebbe opportuno collocarle in successione continua, anche per non separare quelle di Yohanan dall’Apocalisse, che appartiene allo stesso autore.
Il primo atto degli apostoli fu scegliere un dodicesimo componente, perché l’Iscariota ne era uscito. Perché dovevano per forza essere in dodici?
Che cosa rappresentava questo numero, che persino si faceva una scelta tramite la sorte, un metodo così poco “cristiano”?
In altre parole, perché il numero degli apostoli doveva essere conforme a quello delle Tribù d’Israele? “E la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli” (Atti 1:26) ‒ di questo dodicesimo apostolo non se ne parla più, e non sappiamo quale sia stato il suo ministero.
Il suo nome era lo stesso di quello di un altro apostolo, Matteo ‒ nella lingua originale entrambi sono Mattay.
I nomi dei dodici sono, quindi, come segue: Shimon, chiamato Kefa, e suo fratello Andreas; Yohanan e Yakov, figli di Zavdai, soprannominati B’nei-Regesh; Filippos; Yehuda Toma chiamato Didymos; Natan’el Bar-Talmai; Levi figlio di Halfai, chiamato Mattay; Yakov figlio di Halfai (un altro Halfai, o Yakov era fratello di Matteo?); Shimon Zelota; Yehuda fratello di Yakov, chiamato Taddai; e Mattay.
È strano che due di questi nomi, Andreas e Filippos, siano greci; probabilmente gli evangelisti non conoscevano il loro nome ebraico, visto che era comune in quei tempi averne due. C’erano due Shimon –Kefa e Zelota–, due Yakov –ben-Zavdai e ben-Halfai–, e due Yehuda, inoltre all’Iscariota –Toma e Taddai–.
È anche poco, ciò che sappiamo sulla vita degli apostoli. Il Nuovo Testamento riferisce pochissimi dettagli su tre di loro (Kefa, Yohanan e Yakov) e niente sugli altri nove; inoltre ci sono dei documenti storici che ci indicano che almeno altri tre (Natan’el Bar-Talmai, Yehuda Taddai e Yehuda Toma) sono andati nei territori dove si trovavano sparse le Tribù della Casa di Israele, in Assiria, Armenia e India.
È presumibile che anche tutti gli altri siano andati a predicare in terre d’Oriente, perché la loro commissione era di andare prima dalle pecore perdute della Casa di Israele… Infatti, l’apostolo dell’Occidente fu un altro, possiamo dire, il “tredicesimo”, Shaul di Tarso, chiamato appunto, “apostolo dei gentili”.
Leggiamo dunque come avvenne la nascita dell’assemblea dei messianici o dei nazareni:
Atti 2:5 Or in Yerushalaym si trovavano di soggiorno dei Giudei, devoti d’ogni nazione di sotto il cielo. 6 Ed essendosi fatto quel suono, la moltitudine si radunò e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nel suo proprio linguaggio. 7 E tutti stupivano e si meravigliavano, dicendo: «Ecco, tutti costoro che parlano non sono essi Galilei? 8E com’è che li udiamo parlare ciascuno nel nostro proprio natìo linguaggio? 9 Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, 10 della Frigia e della Pampylia, dell’Egitto e delle parti della Libia Cirenaica, e di quelli che abitano fra i Romani, 11 tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo parlar delle cose grandi d’Elohim nelle nostre lingue». 12 E tutti stupivano ed erano perplessi dicendosi l’uno all’altro: «Che vuol esser questo?» 13 Ma altri, beffandosi, dicevano: «Sono pieni di vino dolce». 14 Ma Kefa, levatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera: «Uomini Giudei, e voi tutti che abitate in Yerushalaym, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. 15 Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno… 22 Uomini Israeliti, udite queste parole: Yeshua il Nazareno, uomo che Elohim ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Elohim operò per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, 23 quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e per la prescienza d’Elohim, voi, per man d’uomini senza Torah, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; 24 ma Elohim lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto… 36 Sappia dunque sicuramente tutta la <Casa di Israele> che Elohim ha fatto e Signore e Messia quel Yeshua che voi avete crocifisso».
Questo è l’inizio ufficiale dell’assemblea dei credenti in Yeshua di Natzaret, nel giorno di Shavuot, il 6 Sivan. Per celebrare la festa giungevano a Yerushalaym degli Ebrei da ogni parte: come risulta ben chiaro dal testo, tutti i presenti erano Israeliti, compresi alcuni proseliti, ossia, Gerim convertiti al giudaismo.
Non c’erano gentili. È interessante il fatto che la fondazione dell’assemblea fu costituita da membri di tutti i paesi dove le Tribù d’Israele erano disperse, e non a caso, l’elenco delle nazioni inizia dai ʹParti e Mediʹ, proprio i popoli presso i quali la Casa di Israele si trovava ancora. Il messaggio di Shimon, che specifica che coloro che uccisero materialmente Yeshua erano uomini ʹsenza Torahʹ (tradotto ʹiniquiʹ, ma le versioni più aggiornate hanno reso il significato più preciso come ʹsenza leggeʹ) è stato fatto Messia per la Casa di Israele. Conviene ricordare che il termine “Casa di Israele” nelle Scritture rappresenta una comunità distinta dalla “Casa di Yehudah”, come abbiamo già dimostrato, perché è fondamentale capire che questo concetto è implicito nelle lettere apostoliche. Tenendo presente che il Nuovo Testamento fu redatto da persone che avevano come unica fonte d’autorità la Torah, i Profeti e gli Scritti, bisogna immergersi nella loro conoscenza per poter interpretare correttamente il messaggio che ci hanno voluto trasmettere.
Atti 3:1 Or Shimon Kefa e Yohanan salivano al Tempio per la preghiera dell’ora nona… 11 E mentre colui teneva stretti a sé Kefa e Yohanan, tutto il popolo, attonito, accorse a loro al portico detto di Shlomo. 12 E Kefa, veduto ciò, parlò al popolo, dicendo: «Uomini Israeliti, perché vi meravigliate di questo?… 18 Ma quello che Elohim aveva preannunziato per bocca di tutti i Profeti, cioè, che il suo Unto soffrirebbe, Egli l’ha adempiuto in questa maniera. 19Ravvedetevi dunque e ritornate, onde i vostri peccati siano cancellati, 20 affinché vengano dalla presenza di Adonay dei tempi di refrigerio e ch’Egli vi mandi il Messia che v’è stato destinato, 21 cioè Yeshua, che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; tempi dei quali Elohim parlò per bocca dei suoi santi Profeti, che sono stati fin dal principio. 22 Mosheh, infatti, disse: “Adonay Elohim vi susciterà di fra i vostri fratelli un Profeta come me; ascoltatelo in tutte le cose che vi dirà”. 23 E avverrà che ogni anima la quale non avrà ascoltato codesto Profeta, sarà del tutto distrutta di fra il popolo. 24 E tutti i Profeti, da Shmuel in poi, quanti hanno parlato, hanno anch’essi annunziato questi giorni. 25 Voi siete i figliuoli dei Profeti, e del patto che Elohim stabilì con i vostri padri, dicendo ad Avraham: “E nella tua progenie tutte le nazioni della terra saranno benedette”. 26 A voi per i primi Elohim, dopo aver suscitato il suo Servitore, l’ha mandato per benedirvi, facendo ritornare ciascun di voi dalle sue malvagità».
Gli apostoli continuavano a comportarsi da Giudei, andavano al Tempio com’era stabilito.
In questo secondo discorso, Shimon ancora una volta chiama ai suoi ascoltatori “Israeliti”, e parla in modo esplicito sull’identità dell’Unto con cui egli identifica Yeshua di Natzaret:
1) il Messia sofferente della Casa di Israele, il quale rimarrà nascosto fino al tempo della restaurazione di tutte le cose;
2) il Profeta come Mosheh.
Abbiamo già parlato dei due Messia, e Shimon è certo nell’identificare Yeshua con quello sofferente della Casa di Israele, annunciato da Zekharyah 9:9-11, che rimarrà velato ai Giudei fino a quando il Messia della Casa di Yehudah verrà per stabilire la restaurazione di tutte le cose. Quello che Shimon rivela qui, è che si tratta della stessa persona. È interessante il fatto che, di tutti i passi delle Scritture Ebraiche che parlano del Messia, Shimon ha scelto proprio Deuteronomio 18:15-18, dov’è scritto: “Per te HaShem, il tuo Elohim, farà sorgere in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un Profeta come me; a lui darete ascolto! Io farò sorgere per loro un Profeta come te in mezzo ai loro fratelli, e metterò le Mie parole nella sua bocca ed egli dirà loro tutto quello che Io gli comanderò”.
Perché non scelse Isaia 11:10, o Geremia 23:5-6 o 33:15-16, o Yehezkel 37:24-25, o Daniel 7:13-14 o 9:25-26, o Osea 1:11, o Amos 9:11-15, o Zaccaria 6:12-13, o qualche altra profezia che si riferisca specificamente al Messia dei Giudei?
Non ha nemmeno presentato Yeshua come il “lui” di Zaccaria 12:10 (passo che abbiamo già commentato).
Perché identifica Yeshua con “il Profeta come Mosheh”, colui che in Yohanan 1:25 è nominato insieme ad Eliyahu ed al Messia come i tre probabili personaggi con cui intendevano identificare Yohanan il battezzatore?
Quando dice genericamente che i Profeti hanno già annunciato questi giorni, non ci dà alcuna indicazione su quali sono le profezie specifiche: certamente, non esiste alcuna profezia che annunci un rifiuto della Casa di Yehudah al proprio Messia, come pretendono i cristiani ‒ abbiamo letto tutte le Scritture, e non l’abbiamo trovata.
A cosa si riferisce dunque l’apostolo con le sue parole?
Oppure, a chi vanno dirette?
Per saperlo, è necessario capire il contesto sia culturale che testuale, e correggere i termini tradotti in modo ambiguo o errato, anche se questi sono molto popolari: un chiaro esempio di traduzione pregiudicata è ravvisabile nel verso 19, dove nelle versioni più comuni si legge “ravvedetevi dunque e convertitevi”, mentre che la traduzione corretta è “ritornate”, perché essi sono richiamati a ritornare sulla via seguita e tracciata dai Profeti, non a convertirsi ad un’altra fede!
Questo termine ha lo stesso senso di Luca 1:16, che dice: “e farà ritornare molti dei figli d’Israele a Adonay, loro Elohim” ‒ anche questo verso è stato tradotto erroneamente, usando quella parola tanto cara ai cristiani ma tanto priva di senso per i Giudei… Invece, è giusto usarla per esempio in Atti 14:15-16, dov’è scritto: “Uomini, perché fate queste cose? Anche noi siamo uomini della stessa natura che voi; e vi predichiamo che da queste cose vane vi convertiate all’Elohim vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi; che nelle età passate ha lasciato camminare nelle loro vie tutte le nazioni”.
Effettivamente, i pagani, che adorano cose vane, devono convertirsi, non li si può chiedere di ritornare sulla via dei loro padri, né dei loro falsi profeti! Infatti, queste sono le vie delle nazioni (i gentili); certamente non è il caso d’Israele. Quando la Casa di Israele s’allontanò dall’Eterno, i Profeti l’ammonivano di ritornare al loro Elohim
Atti 4:1 Or mentr’essi parlavano al popolo, i sacerdoti e il capitano del tempio e i sadducei sopraggiunsero, 2 essendo molto crucciati perché ammaestravano il popolo e annunziavano in Yeshua la risurrezione dei morti… 5 E il dì seguente, i loro capi, con gli anziani e gli scribi, si radunarono in Yerushalaym, 6 con Anan, il sommo sacerdote, e Kayafa, e Yohanan, e Alexandros e tutti quelli che erano della famiglia dei sommi sacerdoti. 7 E fatti comparir quivi in mezzo Kefa e Yohanan, domandarono: «Con qual potestà, o in nome di chi avete voi fatto questo?» 8 Allora Kefa, ripieno dello Spirito Santo, disse loro: «Rettori del popolo ed anziani…»
Questo brano ci illustra chiaramente che coloro che s’opponevano a Yeshua e la sua predicazione erano i sadducei e le famiglie dei sacerdoti, i quali, come sappiamo, erano quelli che avevano usurpato il sacerdozio, non essendo della stirpe dei Leviti come stabilito nella Torah. Anche dai loro nomi non tutti ebraici si può verificare la loro origine. Qui è evidenziato anche il vero motivo per il quale essi s’opponevano sia a Yeshua che ai suoi discepoli: la risurrezione, nella quale i sadducei non credevano. Nel libro degli Atti, infatti, non troveremo i farisei se non dalla parte dei discepoli di Yeshua, compresi quei farisei che non avevano creduto in lui. A conferma di questo, leggiamo in Atti 23:6-9:
Atti 23:6 Or Shaul, sapendo che una parte erano sadducei e l’altra farisei, esclamò nel Sanhedrin: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; ed è a motivo della speranza e della risurrezione dei morti, che sono chiamato in giudizio». 7 E com’ebbe detto questo, nacque contesa tra i farisei ed i sadducei, e l’assemblea fu divisa. 8 Poiché i sadducei dicono che non v’è risurrezione, né angelo, né spirito; mentre i farisei affermano l’una e l’altra cosa. 9 E si fece un gridar grande; e alcuni degli scribi del partito de’ farisei, levatisi, cominciarono a disputare, dicendo: «Noi non troviamo male alcuno in quest’uomo; e se gli avesse parlato uno spirito o un angelo?».
È chiaro che questi farisei non erano seguaci di Yeshua di Natzaret, tuttavia, non consideravano Shaul né i discepoli come predicatori d’un’altra dottrina, né d’un’eresia che si discosti in qualche maniera dal giudaismo che loro professavano.
Abbiamo visto che nel processo contro Yeshua i farisei non presero parte perché esso era illegale, e infatti non sono nominati. In questi casi, invece, i farisei erano presenti, ed hanno votato a favore dei credenti in Yeshua, pur non essendolo loro stessi, perché non trovavano niente di contrario al giudaismo. Il libro degli Atti ci riporta un altro caso in cui i farisei, nel Sanhedrin, hanno deciso in favore dei discepoli:
Atti 5:34 Ma un certo fariseo, chiamato per nome Gamliel, dottor della Torah, onorato da tutto il popolo, levatosi in piè nel Sanhedrin, comandò che gli apostoli fossero per un po’ messi fuori. 35 Poi disse loro: «Uomini Israeliti, badate bene, circa questi uomini, a quel che state per fare… 38 E adesso io vi dico: Non vi occupate di questi uomini, e lasciateli stare; perché, se questo disegno o quest’opera è dagli uomini, sarà distrutta; 39 ma se è da Elohim, voi non li potrete distruggere, se non volete trovarvi a combattere anche contro Elohim».
Gamliel non era un credente in Yeshua, tuttavia, egli difese i discepoli nel Sanhedrin, dov’erano stati portati dai sadducei per essere processati (Atti 5:26-27).
Nel rimanente del Nuovo Testamento, non troveremo altre menzioni dei farisei come gruppo che queste, a parte quelle di un noto fariseo che mai rinnegò la sua appartenenza a questa scuola: Shaul di Tarso.
Fratello Yechezkel